Studio di Psicologia Clinica e Giuridica
23/05/2013, 12:12



Conflitti-interpersonali--Gestire-i-conflitti-nella-vita-quotidiana:-un’arte-che-si-può-apprendere.


  



Il termine conflitto viene spesso visto in chiave negativa dall'individuo, in quanto viene collegato ad una situazione di tensione e di malessere.
Per conflitto si intende una situazione che si ripete ogni volta che su un individuo agiscono nello stesso tempo due forze psichiche che vanno in direzioni opposte, ma che sono di intensità simile.
In una situazione di conflitto interpersonale, due persone si oppongono in modo evidente o resistono l'uno all'altro, creando un momento di crisi nel loro rapporto.
A scatenare un conflitto possono insorgere vari fattori, che determinano una situazione in cui vengono a mancare comprensione e disponibilità ad un accordo. Questo spesso scatena una lite.
E’ abbastanza normale che anche soggetti che vanno solitamente d’accordo, a volte vivano situazioni in cui i loro desideri, le loro opinioni, intenzioni o esigenze non collimano.
In base alla sua natura, il conflitto può coinvolgere la persona con intensità diversa e per uscirne è sempre necessario uno sforzo di adattamento reciproco.
In realtà il conflitto è una delle esperienze più comuni nella vita e nonostante il pregiudizio nei suoi confronti, non possiede di certo una natura maligna. Al contrario ogni conflitto è un'occasione da saper sfruttare per il bene di se stessi. Anche nelle migliori famiglie o nei migliori posti di lavoro le divergenze che portano ai conflitti affiorano spesso. Quando ciò accade, bisogna far in modo che le relazioni interpersonali ne escano rafforzate e non distrutte.
Il conflitto non va mai allontanato o ignorato, perché ciò impedirebbe una sua elaborazione positiva che favorisce la crescita individuale e della relazione con l'altra persona.
All'interno di un conflitto che definiremo "salutare" l'individuo riesce a prendere coscienza di come il suo comportamento influisce sugli altri e ha la possibilità di modificare e smussare ciò che impedisce la collaborazione attiva.


Tipologie di conflitto
In base alla loro natura i conflitti possono essere di tre tipi:
1) Conflitto intrapsichico
E quello che si scatena quando l'individuo si trova a dover scegliere tra soddisfare un bisogno o un desiderio o seguire il senso del dovere.
2) Conflitto interpersonale
Si presenta quando due persone non riescono a trovare un accordo tra le rispettive esigenze o i differenti obiettivi e per tale motivo litigano.
3) Conflitto intergruppo
E' il caso di divergenze e dispute tra gruppi diversi.

Come risolvere un conflitto interpersonale
La società di oggi in generale incita più allo scontro che al dialogo. Lo spirito di orgoglio e competizione spinge l'individuo a ottenere una vittoria immediata sulle divergenze, piuttosto che guardare in prospettiva nel tempo e valutare come trovare un punto di incontro.
Il conflitto diventa così un sfida tra due contendenti, il cui epilogo sarà la sconfitta dell'uno e la vittoria dell'altro.
In quest'ottica si ignorano totalmente le esigenze e le ragioni dell'altro, concentrandosi solo sulle proprie. Lo spirito di cooperazione viene meno e si dimentica invece che da sempre esso costituisce il motore di sviluppo per l'evoluzione dell'individuo e della comunità.
Sebbene possa apparire strano, nei conflitti interpersonali non devono esistere un vincente e un perdente, perché o vincono entrambi o perdono entrambi.
Quindi, per risolvere un conflitto lo strumento più adatto resta la mediazione, che senza ignorare le differenze di personalità e opinione permette un riconoscimento reciproco (recognition) che aiuta a risolvere velocemente il contrasto. Inoltre la mediazione crea la base per arricchirsi interiormente e imparare a saper gestire meglio problemi che sorgeranno in futuro (Bush e Folger, 1994). Quando un soggetto non affronta un conflitto o non lo capisce, a breve potrebbe trovarsi ad affrontare una circostanza simile alla precedente e ritrovarsi al punto di partenza (Castelli, 1996).

Gestione dei conflitti
I conflitti e i contrasti vanno riconosciuti e non rimossi. Bisogna lasciare che emergano quando tendono a rimanere latenti, in particolar modo quando rappresentano un problema per almeno uno dei soggetti coinvolti.
È necessario imparare che il rapporto con gli altri può essere vissuto e gestito senza farsi prendere necessariamente dall'ansia di perdere un rapporto stabile. Bisogna sviluppare la capacità di convivere con un conflitto senza consentirgli di diventare distruttivo, bensì costruttivo.
Ciò significa che un conflitto può divenire una risorsa utile al soggetto nel suo lato creativo, ma solo se non viene evitato o gestito nel modo sbagliato.
In pratica, bisogna uscire dallo schema mentale secondo cui in ogni conflitto esiste una vittima ed un carnefice e guardare la situazione in una prospettiva meno lineare e più morbida che permette di comprendere le dinamiche che hanno portato alla relazione conflittuale.
Per quanto possa sembrare strano, la tendenza ad evitare i contrasti (disaccordo che riguarda i contenuti) spesso porta alla nascita di un conflitto (disaccordo che chiama in causa il rapporto relazionale fra i soggetti), che altro non è che un'esasperazione del contrasto.
Il constrasto non va evitato, perché al di la di quanto si pensa è una circostanza positiva che permette di chiarire le problematiche e ne evita il peggioramento.
Lo stesso dicasi del conflitto. Esso porta diversi vantaggi come fanno notare alcuni autori, non ultimo l'adattamento e la delineazione di certe regole ben precise (Coser, 1956).
Questo è il motivo per cui il conflitto non può essere eliminato dalla quotidianità, ma bensì va gestito e trattato in modo che invece di creare danni, rappresenti un cambiamento rivolto al miglioramento di se stessi e al raggiungimento di un benessere maggiore.

Affrontare personalmente i conflitti
Ogni individuo è dotato di una capacità personale che gli consente di non rinunciare ai propri diritti, senza per questo calpestare quelli altrui.
Per poter usare questa capacità è necessario imparare a lavorare sul proprio io e a:
- esprimere le proprie emozioni,
- esprimere le proprie idee,
- esprimere le proprie opinioni,
- esprimere le proprie esigenze,
- esprimere le proprie necessità.
Per riuscire in questo innanzitutto bisogna prendere coscienza di quali sono le proprie idee e le proprie emozioni, e poi bisogna imparare ad esprimerle in modo appropriato (R. J. Edelmann, 1996).
Sintetizzando il concetto, possiamo dire che per affrontare i conflitti nel modo migliore l'individuo deve prima lavorare su se stesso:
- acquistando consapevolezza di ciò che pensa e di ciò che sente dentro, ovvero delle proprie emozioni,
- comprendendo gli schemi mentali che lo possono bloccare e impedirgli di agire,
- pensando in modo realistico,
- cercando di essere sempre sincero,
- parlando solo dopo aver riflettuto a lungo,
- comunicando i propri desideri in modo chiaro e diretto,
- prendendo coscienza delle aspettative personali,
- difendendo i propri diritti,
- comprendendo cosa si aspetta dalla circostanza che sta vivendo,
- non essendo né aggressivo né eccessivamente timido,
- evitando di farsi manipolare o offendere dagli altri.
Anche quando risulta evidente che la nascita di un conflitto è responsabilità dell'altro, porvi fine resta una responsabilità di entrambi.
Più l'individuo resterà chiuso nel suo schema mentale, più rimarrà intrappolato dalla situazione spiacevole in cui il conflitto lo ha rinchiuso (R. J. Edelmann, 1996).

Un antidoto al conflitto: capacità di ascoltare
Gestire un conflitto diventa più semplice quando si impara a praticare l'ascolto attivo.
L'ascolto attivo consente ad un individuo di esprimere il proprio disagio e all'altro di comprenderlo. La sensazione di essere compresi che deriva da questo dialogo, spiana la strada affinché il conflitto sia risolto o comunque affrontato e gestito in modo costruttivo.
L'ascolto attivo si suddivide in quattro fasi:
1) Ascolto passivo
Momento durante il quale si ascolta l'interlocutore, rimanendo in silenzio mentre si esprime e senza interromperlo.
2) Messaggi di ascolto
Espressioni verbali e non verbali con cui si rende chiaro che si presta attenzione.
3) Inviti ad approfondire
Messaggi verbali in cui si chiede a chi parla di chiarire qualcosa che sta dicendo, senza aggredirlo.
4) Ascolto attivo
Riassunto da parte dell'ascoltatore che dimostra di comprendere e accettare l'interlocutore.
La tecnica dell'ascolto attivo è l'antidoto ideale contro i conflitti distruttivi. Rappresenta la base per giungere ad una soluzione che tenga conto delle rispettive esigenze.

Strategie anti conflitto
- Non attaccare mai la persona con cui si è in conflitto, ma il problema
Aggressione verbale, sentimenti di vendetta o rivalsa non servono a trovare quiete o sollievo. Al contrario bisogna identificare il problema e trovare il modo di migliorare la relazione a rischio.
- Non mirare a vincere a discapito dell'altro
Far sentire l'altro soggetto un perdente porta un vantaggio e un sollievo solo temporaneo, ma non alla soluzione del conflitto. Per ottenere un risultato duraturo occorre collaborazione.
- Non cercare di prevaricare
Sebbene sia importante esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni, tutto va fatto nel rispetto reciproco.
- Non evitare il conflitto, per poi accumulare risentimento
Evitare un conflitto perché non piace, porta l'individuo ad accumulare risentimento. Questo a sua volta impedisce la cooperazione e alimenta comportamenti aggressivi che si traduscono con frasi sarcastiche o pettegolezzo. Lasciare che i problemi affiorino e discuterne con rispetto reciproco porta invece alla soluzione de conflitto e ad uno stato di benessere interiore.

Un conflitto può essere costruttivo o distruttivo. Sta all'individuo decidere come farlo evolvere.


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