Studio di Psicologia Clinica e Giuridica
24/05/2013, 13:07



La-separazione-coniugale-e-psicoterapia:-il-lavoro-dello-psicoterapeuta.


  



Quando una coppia si forma dando vita ad una famiglia, è un momento molto importante nella vita di una persona. Durante un rapporto di coppia, i coniugi devono imparare a gestire una continua negoziazione di bisogni, ovvero superare le fasi di conflitto attraverso l'accettazione o il cambiamento necessari per l'appagamento del bisogno proprio e del coniuge. Questo determina il successo del matrimonio. Il conflitto coniugale non va visto in luce negativa, ma come un elemento importantissimo della relazione di coppia, che permette ai coniugi di prendere coscienza delle differenze individuali e affrontarle. Le coppie che si separano non sono quelle che non hanno conflitti, ma quelle che non sanno gestirli. E' impensabile che non esistano differenze individuali all'interno di una coppia, ma perché la relazione funzioni è altrettanto necessario che la coppia riesca a negoziare reciprocamente l'appagamento dei rispettivi desideri e bisogni.
Purtroppo i fatti ci dicono che un terzo dei matrimoni finisce con una separazione, sebbene non sempre questa sia indice della presenza di una situazione psicopatologica nella coppia.
La separazione si presenta in due forme principali.

La separazione terapeutica o condivisa
La separazione coniugale è spesso vista in chiave negativa, sia dai soggetti coinvolti, che da coloro che li attorniano (familiari e amici).
In verità, a volte la separazione è l'unica soluzione per risolvere i problemi di una coppia in crisi che non riesce a trovare equilibrio in se stessa.
Una coppia si forma quando due persone sono convinte di trovare nella loro unione una compensazione psicologica individuale, che si innesca nei momenti di difficoltà. In realtà molto spesso capita che uno dei due individui, se non entrambi, si rendano conto di aver scelto la persona sbagliata a questo scopo e che la coppia non dispone delle risorse necessarie a far questo. L'infelicità che ne deriva, non giova né al matrimonio né agli eventuali figli.
Questi sono i casi in cui la separazione non rappresenta un fallimento, ma un modo per uscire da una situazione di disagio e di crisi coniugale che non ha altri sbocchi possibili.

La separazione individuale
Alcune separazioni non sopraggiungono per volontà di entrambi i coniugi, ma di uno solo. In questi casi un coniuge la sceglie come soluzione dei problemi e la considera un atto inevitavile, mentre l'altro la subisce. Il coniuge che la subisce, dal punto di vista emotivo e psicologico, vive la separazione come una perdita inaspettata e dolorosa, quasi fosse un lutto. Sono i tipici casi nei quali il soggetto ha negato l'evidenza dei problemi di coppia anche a se stesso, tentando di mantenere sempre un'apparenza di "famiglia felice". Questi soggetti hanno preferito la strada della sofferenza e della negoziazione del conflitto a quella di affrontare la realtà di una crisi di coppia.

Quando serve la psicoterapia
Davanti ad una separazione, sintomi come depressione, angoscia, ansia, deliri persecutori o altro si possono presentare in forme più o meno acute. Alcuni individui presentano una grossa difficoltà nell'elaborare il cambiamento che avviene nella propria vita in conseguenza della separazione e nel riorganizzarla in modo diverso. In tali persone sentimenti come la rabbia possono comportare reazioni più o meno incontrollate nei confronti di se stessi, del coniuge o dei figli.
Questi sono le situazioni in cui è opportuno l'intervento di uno psicoterapeuta, che mira a frenare tali reazioni e a far comprendere che non sempre è possibile cambiare le modalità di essere coppia.
Lo psicoterapeuta ha come obiettivo principale quello di sostenere tutti i singoli membri del nucleo familiare ed aiutarli ad affrontare la separazione al meglio attraverso una migliore comprensione della loro realtà complessa e dei vissuti personali.
La prima cosa da stabilire sarà l'impossibilità che la coppia ha di cambiare la sua natura. Comprendere che il rapporto e il relazionarsi fra i coniugi non migliorerà col tempo permette ad entrambi di accettare la possibilità che una scelta di separazione anziché essere la fine di qualcosa di bello, possa rappresentare l'inizio di un nuovo benessere psicofisico.
La psicoterapia mirerà a evidenziare cosa non ha funzionato nella coppia e il ruolo di responsabilità che entrambi i coniugi hanno avuto. Fornirà il sostegno necessario per elaborare i propri sentimenti a tutti coloro che vengono coinvolti dalla separazione, figli compresi, in modo da favorire il processo di uscita dalla conflittualità e quello di rimozione degli ostacoli che impediscono l'adattamento alla nuova realtà familiare.
L’intervento dello psicoterapeuta permette di uscire dalla gabbia dei sentimenti negativi come senso di impotenza, rabbia, sensi di colpa e abbattimento che causano un conflitto interiore e impediscono l'accettazione della nuova realtà. Si pone poi come obiettivo primario quello di trasformare il momento di difficoltà in uno di benessere stabile e duraturo.

Fasi della separazione e terapie
In base alla fase in cui subentra lo psicoterapeuta, si deciderà di proporre un tipo di intervento diverso: terapia individuale, terapia di coppia o terapia familiare.
Quali sono le fasi della separazione?

- Fase dell’alienazione: Col termine alienazione si ci riferisce al sentimento di blocco che uno dei coniugi prova quando si rende conto di provare un distacco emotivo dal proprio contesto familiare. Le cause dell'alienazione possono essere diverse (intromissione nel rapporto delle famiglie di origine, gelosie, insoddisfazione costante nel rapporto...) , ma in ogni caso provocano nell'individuo la voglia di estraniarsi dalla coppia e dalla famiglia. Lo psicoterapeuta in questi casi tenterà prima di comprendere e far comprendere la causa dell'alienazione, e in seguito sceglierà un percorso psicoterapeutico che possa essere individuale, familiare o di coppia, allo scopo di superare il problema emerso durante la consulenza iniziale.

- Fase della de-connessione: Questa è una fase successiva alla precedente, in cui l'individuo si estranea dalla famiglia o dalla coppia. Questa fase è caratterizzata da un'evidente insofferenza davanti a certe dinamiche tipiche della coppia e si manifesta con atteggiamenti quali il disinteresse per il sesso, il bisogno di ritagliarsi spazi di libertà personali sempre più frequenti e l'argomentare la possibilità di una separazione.
In questi casi lo psicoterapeuta in genere predilige una terapia di coppia, che offre la possibilità ad entrambi i coniugi di elaborare i sentimenti nuovi che sono emersi dentro di loro e di comprendere se e come intervenire per riuscire a salvare il rapporto in crisi, oppure come accettare un epilogo di separazione e riuscire poi a comunicarlo anche agli eventuali figli.

- Fase dell’ambivalenza: la fase dell'ambivalenza, come dice la stessa parola, è il momento in cui in uno o in entrambi i coniugi si alternano la sensazione che la separazione è un passo invetabile e la soluzione migliore per tutti e la sensazione di confusione e ripensamento che deriva dalla paura di prendere una decisione sbagliata o di rimanere da soli. In genere quando ci si trova in questa fase, la scelta di separarsi è già avvenuta internamente, ma non si ha il coraggio di attuarla e portarla a termine. Se a essere in questa fase è un solo coniuge, l'altro si troverà a subire alternativamente sentimenti di rassegnazione e sentimenti di speranza o rabbia.
La forma di psicoterapia da preferire in tale fase è quella individuale. Lo psicoterapeuta tenterà di aiutare "l'indeciso" a capire il proprio atteggiamento ambiguo e a superarlo accettando i propri bisogni e i propri pensieri e le conseguenze che questi comportano.

- Fase conflittuale durante la separazione: è la fase successiva alla decisione di separarsi, in cui spesso uno o entrambi i coniugi hanno continui conflitti a motivo di disaccordi che li spingono a recriminare su tutto e a lanciarsi continue sfide, che generano tensione intollerabile.
Qui necessita la terapia di coppia che permetterà di elaborare il nuovo ruolo individuale e genitoriale, che prende il posto del precedente ruolo coniugale.

- Fase di riequilibrio successiva alla separazione: questa è la fase conclusiva di una separazione, quella in cui ognuno deve iniziare a guardarsi dentro e concentrarsi per ridefinire la propria vita e i propri spazi.
Senza ombra di dubbio qui necessita la terapia individuale, che mirerà al sostegno e all'accompagnamento dell’individuo nel lavoro di ricostruzione della propria vita e del proprio essere.

Le nuove famiglie ricomposte o ricostituite
Dopo la separazione, vengono a crearsi nuove forme familiari.
Per famiglia ricomposta si intende quella famiglia che viene a comporsi nuovamente dopo la separazione e il divorzio, formando nuclei diversi gestiti dai genitori separati. Nella famiglia ricomposta si evidenzia la differenza tra il genitore che convive con i figli e quello che non ci convive.
La famiglia ricostituita invece è quella in cui viene formato un nuovo nucleo familiare, in cui si portano figli avuti da unioni precedenti. La differenza tra genitori/adulti e figli/giovani in questo contesto è meno marcata. I legami tra consanguinei crescono di importanza e inizia una differenza di potere tra il genitore consanguineo e quello acquisito.
In questi modelli familiari, i ruoli ricoperti sono più complessi rispetto a quelli della famiglia tradizionale, cosa che spesso richiede un intevento da parte di uno psicoterapeuta.

Terapia per famiglie ricostituite e ricomposte
Nelle famiglie ricomposte il momento di crisi è vissuto in particolar modo dai figli, che manifestano in modi più o meno diverso la difficoltà di adattarsi alla nuova realtà familiare. E' qui che a seconda dell'età si iniziano a verificare difficoltà a scuola, problemi con il ciclo del sonno, enuresi notturna, tendenza alla conflittualità e all'aggressione, disturbi alimentari e così via. In questo contesto nuovo i problemi legati al ruolo di genitore e al rapporto tra genitori e figli si unisce ai problemi di ordine pratico e quotidiano, dando vita ad un quadro familiare complesso e di difficile gestione. Per comprendere queste difficoltà basti pensare alle emozioni che può provare un genitore al pensiero di non poter vivere accanto al proprio figlio con la consapevolezza che un altro lo fa al suo posto, più o meno bene.
L'intervento dello psicoterapeuta in questi casi è particolarmente adatto ad appianare certi contrasti e certe dinamiche che non permettono una convivenza serena e piacevole.
Questo tipo di terapia familiare è abbastanza diversa dalla terapia familiare tradizionale.
La conoscenza da parte dello psicoterapeuta di come è organizzata la famiglia e dei suoi aspetti emotivi nati dai nuovi rapporti, diventa fondamentale per un adeguato supporto psicologico. In queste famiglie l'unione spesso è minacciata dalla presenza di nuclei di origine diversa che possono entrare in conflitto per un senso di lealtà al nucleo precedente.
Lo psicoterapeuta inviterà l'adulto che non è genitore ad adottare un approccio meno diretto e più da "amico" coi ragazzi. L'educazione sarà lasciata in mano al genitore biologico.
La scelta di una nuova unione viene fatta dagli adulti, mentre i figli in genere la subiscono. La terapia familiare permetterà di trovare un equilibrio tra ciò che è stato il passato e la nuova dinamica familiare. La terapia familiare consente la conoscenza e l'incontro reciproco, che includa il rispetto delle diversità, della storia passata e dei sottosistemi familiari. Per far ciò sarà necessario ritagliare degli spazi in cui i figli non risentano della continua presenza "dell'estraneo" e ritrovino la sintonia con il proprio genitore.
Tutto ciò comporta un percorso complesso e intenso, che però potrà portare alla costruzione di un nucleo familiare unito e sereno.


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